lunedì 12 maggio 2008

Dottrina Sinatra

Ed eccomi qua, ad assurgere alla mia funzione di stato-cuscinetto. Una Renania del primo dopoguerra, una più che attuale Mongolia. La gente mi orbita attorno, si appoggia al mio neutralismo, ne fa uso secondo le sue personali esigenza, certa del fatto che io attutirò il colpo.
Poi accade un giorno che l’equilibrio vacilla, l’ostilità tra le potenze si acuisce, e lo stato cuscinetto si rompe i coglioni di fare quello che sente e vede sempre tutto ma deve fare finta di niente e allora si ribella. E scoppia un casino. Perché lo stato cuscinetto è tanto bello e tanto buono, ma è un po’ come il cane che non abbaia però se ti avvicini ti stacca le palle a morsi, se gli stai antipatico. Alla faccia del neutralismo.
Quasi quasi preferivo nascere stato satellite, che fa un po’ prostituta, però almeno avevo qualcuno che controllava le mie cazzate e che interveniva, se del caso, a lottare per me.
Insomma, come al solito non ci capisco niente. Ed esigo che nessun altro si arroghi il diritto di farlo.
In ogni caso, come diceva il buon vecchio Frank, da oggi farò a modo mio.

martedì 29 aprile 2008

dopo tutto

credo che stasera cucinerò. mmmhh. a me piace, cucinare. un pò meno mettere a posto il casino. soprattutto
quando cucino la testa di cavallo in umido. inviterò qualche amico a cena. io, la carne non la mangio. mangio solo l'umido.
Ma prima, credo che ripeterò il mio rosario di parole senza senso, giusto per riscaldare un pò la lingua.
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E’, tutto, un ripetuto soffocare di sensazioni che vorresti dividere con chi non crede di meritarsele, bersaglio ignaro del cuore di chi è il primo scettico dei propri sentimenti, giudice parziale delle vittime che non ha il coraggio di mietere.
Parliamo, sì! parliamo, parliamo della vigliaccherìa degli affètti, parliamo di come l’abitudine al silenzio rada al suolo interi grattacieli di parole mai pronunciate, parliamo di come dita che si reinventano lingua provino, sole, a combattere il moto perpetuo della negazione di qualcosa di smisuratamente inesplorato.
Dolce droga, mio brillantissimo mercurio, tengo basso il volume per non dsturbare i vicini, zitto, stai zitto, zitti tutti, voi, là dentro. Non è tempo di festa, adesso. Ancora deve arrivare il carnevale degli ardori. Forse, ti sorprenderesti nel vedere il mio sorriso vestito da Capitan Spaventa che avanza tenendo sottobraccio un alfabeto di Pierrot.
O forse mi sorprenderei io a guardarti, finalmente, ridere spensierato.
Cala il sipario, mentre mi abbuffo impenitente di idee che so, mi faranno star male.
Constato il decesso e repentinamente inietto in vena arsenico e sublimato corrosivo, permettendomi così di avere una mummificazione perfetta dei sentimenti in 4 mesi.
Non vediamoci più, dai. Sì, facciamo così.

martedì 22 aprile 2008

Venere contraria consiglia attesa in amore

Non fumo mai di mattina. E non perché l’istinto di conservazione me lo imponga, semplicemente perché non mi va. La prima sigaretta l’accendo di solito verso le due, dopo il caffè della pausa pranzo, e a volte succede che quello sia l’unico momento di tabacco che mi concedo nell’arco della giornata. A volte, ma quasi mai.
Oggi è il trentaduesimo giorno di primavera, è arrivato il sole e con lui si manifestano, dondolandosi a mezz’aria, i primi cerchi di smog della stagione.
Non ci sentiamo mai, di mattina. E non perché l’istinto di conservazione ce lo imponga, semplicemente perché tu dormi. Il primo contatto arriva senza un di solito, con naturale fatalismo, a volte succede che non arrivi nemmeno.
Oggi è arrivato il momento di consegnare il pensiero di te, morsa che mi attanaglia il cervello, ai cerchi di smog, dopo averlo fatto scorrere un'ultima volta attraverso i polmoni. Lo farò adesso, quando è ancora mattina, e attenderò con occhio vigile il momento in cui si dissolverà nel cielo imparziale della sera.
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Venere e Luna unite
come nella bandiera turca
le disturba una stella.
Io, Robin Hood dei sentimenti,
decido di strappare dai rami le foglie secche
e di portarle ogni giorno, quando suona la campana,
ai piedi dell’olivo, vicino al pertugio.
Crescono le gemme
e non sanno cos'ho fatto per loro.
Io, l’indolente Robin Hood,
asfalto le strade di chi non se ne accorge.
Arrotolo pianeti
ancora sconosciuti
con la bandiera delle Isole Cocos.
Mi accompagna una stella -
che sembra dirmi
ma tu sei scemo -

lunedì 21 aprile 2008

altra storia

ho il cuore sfondato. Ci si sono seduti sopra in troppi, qualcuno c'ha pure saltato su, ed evidentemente la paglia ha ceduto sotto l'insostenibile leggerezza degli esseri. Devo ammettere di aver fatto una discreta fatica ad abituarmici, a questo buco del cuore. Al rumore, più che altro, del sangue che ci passa attraverso. Fliiiiish floooooosh. Risacca di liquido che s'infrange contro un muscolo. Fliiiiiiish flooooooosh. Monocromo. Signore, lei che sta morendo non è che potrebbe manifestare il suo consenso all'espianto degli organi, così trapassa nell'aldilà più leggero e nell'aldiqua salva la vita ad una Carota senz'Anima?
Mmmmmhh.
Nessuna reazione. Forse sono arrivata un pò troppo tardi.. Condoglianze ai parenti, if any.
Decido di risollevarmi il morale con dei tortini al limone, di quelle che se li conosci lieviti.
Ahia.
Il rumore mi assorda i polmoni, rallenta lo scambio di gas, respiro con fatica.
Ahia.
Mi accomodo e, aspettando che si sciolga la neve, ne mando giù un pò, nella speranza che qualche fiocco rimasto illeso dal passaggio di stato attraverso la trachea si posi a foderare, anche solo per qualche istante, il buco del mio cuore.

succo di limone



stanotte non riuscivo a dormire, così mi sono alzat*, ho abbracciato l'aspirapolvere, l'ho accesa al minimo e sono precipitat* in un sonno profondo. Mi succede spesso, di non riuscire ad addormentarmi. In questi casi, l'unica soluzione è l'Elettrodomestico. Il suo zzzzz sibilante mi accarezza i sensi e mi trasporta in una dimensione ancenstrale, catartica, primitiva. Sarà perché da piccol* vivevo nei pressi di una ferrovia. Stanotte, ho sognato di orologi che mi uscivano dalle orecchie. Erano sveglie, più che orologi. Mi sembrava di stare in un quadro di Dalì. Al mattino, ho pensato che i sogni non hanno odore. Colori, pochi. Eppure succedono un sacco di cose che spesso si fatica a ricordare. Un pò come quando ci si sbronza. Io, una volta, mi sono ubriacat* con del succo di limone.
Ma questa è un'altra storia.

pensieri in stampatello

Io ti amo
e
ho tante cose da dirti

Ti amo di un amore spifferato a quattro venti
che soffiano in direzione opposta alla tua
ed è forse per questo che non te ne sei mai accorto.

Ti amo in modo adolescenzialmente oggettivato, di uno di quegli
Amori che ti fa dire per te donerei un rene consapevole della possibilità del gesto,
unita alla personale conoscenza di gente che in effetti vive con un rene solo.

Ti amo in modo soggettivamente manifesto, di uno di quegli
Amori che arde in un sottobosco di muschi malinconici e oscuri licheni,
nella tundra di sentimenti così profondi da sembrare aridi anche quando
manifestati con il favore della luce.

Ti amo in modo egoisticamente altruista, di uno di quegli
Amori per i quali doneresti anche l’ultimo cubetto di cioccolato rimasto
in tempo di guerra
in cambio di un sorriso.

Ti amo perché
stare con te è come spendere le ore al fianco della persona che maggiormente stimo
Me stessa
duplicata in Altro da me
che Altro non è, che quello che avrei voluto essere
se solo non fossi io,
donna.

Ti amo
in modo sicuramente perfettibile e
mi scuserai se non me ne frega un cazzo che tu sia
felice con qualcun altro.

Ti amo
E non perché ne ho bisogno